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Tutti pazzi per una moneta!

Nell’immaginario degli archeologi e degli appassionati di archeologia, le monete occupano uno spazio molto privilegiato, sono in su, molto in su nell’indice di gradimento.

Sul solito autobus o treno, il tuo compagno di viaggio che ha appena scoperto che tu fai l’archeologo, te lo chiede sempre:
“Ma una moneta l’hai mai trovata???”
E tu, se fai questo lavoro da tanti anni, rispondi:
“Non una… molte!”
“Davvero???? E quanto valevano?”

Qui hai due possibilità: stenderlo con un’ombrellata o spiegargli il vero valore di una moneta. Essendo stata educata prima di tutto al rispetto del prossimo, di solito scelgo la seconda.

I bambini che incontro nei laboratori didattici, capiscono subito che le monete sono molto utili per gli archeologi perché aiutano a stabilire la datazione di uno strato di terra o un contesto.

Anche chi segue il nostro blog sa infatti benissimo che la cronologia, ovvero la collocazione nel tempo di un oggetto, uno strato di terra o un intero edificio, può essere relativa o assoluta.

La cronologia relativa che ci dice solo prima di che cosa o dopo che cosa dobbiamo collocare nella scala del tempo il nostro oggetto, strato di terra o edificio: è una cronologia che si stabilisce rispetto ad altre cose, per esempio se ho uno strato di terra con tanta ceramica del I secolo d.C. che sta sotto lo strato che sto analizzando, potrò dire con ragionevole certezza che quest’ultimo si sarà formato dopo il I secolo d.C. … ma quanto dopo?

Se sopra al mio strato ne ho un altro con dentro una iscrizione che ricorda un imperatore vissuto nel IV secolo d.C. vorrà dire che il mio strato si è formato dopo il I secolo d.C. e prima del IV …. si, ma quanto prima?

Qui solo alcuni reperti ci possono aiutare davvero.

La cronologia assoluta, cioé la collocazione esatta di un oggetto nella scala del tempo, si può determinare solo grazie a pochi reperti: le monete sono fra questi. Perché? Facile! Perché sulla faccia principale della moneta (che gli studiosi di monete chiamano recto) i Romani facevano riprodurre la testa dell’imperatore in carica con il suo nome e coniavano delle nuove monete ogni volta che cambiava l’imperatore. Sull’altra faccia della moneta (il verso) erano invece rappresentate diverse figure, collegate con l’imperatore, come ad esempio alcune personificazioni o divinità.

image Una moneta d’oro di Nerone. Proviamo a leggere sul recto: NERO CAESAR AUGUSTUS, ovvero Nerone, Cesare, Augusto; sul verso: SALUS, ovvero Salute (Fonte immagine: Wikipedia) dalla faccia si capisce che aveva un brutto carattere, non dite anche voi?

Se troviamo dentro a uno strato di terra quindi una moneta di Traiano, possiamo dire che quello strato si sarà formato nel periodo tra il 98 e il 117 d.C.

La bella testolina del sovrano è a volte accompagnata anche da alcuni titoli che aveva ricevuto per esempio in seguito a una vittoria militare; quindi se la nostra moneta di Traiano ha su scritto anche PART(hicus), sapendo che l’imperatore ricevette questo titolo dopo aver sconfitto i Parti nel 116 d.C., diremo che il nostro strato non può essersi formato prima del 116 perché quella moneta prima non esisteva!

Ecco qua un bell’aureo coniato proprio per celebrare la vittoria di Traiano sui Parti: leggiamo la didascalia sul recto: IMP(eratore) CAES(ari) NER(vae) TRAIANO OPTIM(o) AUG(usto) GER(manico) DAC(ico) PARTHICO. Trajan RIC 325 – 650918″ by CNG (Fonte immagine: Wikipedia)

 

Il valore delle monete è quindi, soprattutto, quello di essere ottime amiche degli archeologi perché permettono loro di stabilire delle datazioni più precise delle diverse cose che si trovano ad analizzare. Questa datazione può estendersi inoltre anche ad altri oggetti che sono
stati trovati insieme. Per esempio, se nel nostro strato di terra abbiamo trovato la moneta di Traiano, con il titolo di Parthicus, insieme a un determinato tipo di contenitore in ceramica, possiamo riferire quel tipo di stoviglie alla stessa epoca.

La maggior parte delle monete che troviamo scavando sono fatte di bronzo e hanno assunto, a contatto con il terreno, una bella colorazione verdina.

Gli archeologi sono molto sensibili a questo colore e quando scavano con la trowel o raccolgono la terra con la paletta stanno molto attenti a che sotto i loro occhi non passi per una frazione di secondo una piccola, a volte piccolissima, scheggia verde.

“Una moneta!” – si sente urlare.

“Nòmisma” dicevano gli operai cretesi che lavoravano con noi allo scavo del Quartiere Bizantino di Gortina.

Se sei alle tue prime esperienze di lavoro sul campo, trovare una moneta è una grande emozione. E, diciamo la verità, anche un po’ motivo di vanto con i tuoi colleghi che tirano su dalla terra “solo” pezzettini di ceramica appartenuti a chissà quale piatto, anfora o brocca o
frammenti di ossa animali o schegge di carbone, o, ancora, chiodi arrugginiti.

Lo sanno bene alcuni che sono proprio dei fortunelli… come la nostra Samanta che negli anni dello scavo di Gortina ha salvato dall’oblio un bel gruzzoletto di monete che ci hanno permesso di datare molte “cose”: crolli di tetti, accumuli di detriti, costruzioni di nuovi edifici.

Vedete, Samanta non è solo fortunata (che un po’ di fortuna serve sempre!), è molto, molto attenta. Ha negli occhi un vero e proprio radar che scansiona ogni granello di terra: quella di Gortina è molto secca e calcarea e si attacca ai cocci che diventano grigiastri e anche alle monete che a volte rimangono imprigionate dentro piccole scaglie di terra apparentemente insignificanti.

Samanta al lavoro a Gortina

Avendo bene in mente questo fenomeno, Samanta lavora molto concentrata e riesce a non abbassare mai la guardia: rompe con la trowel tutte le piccole zolle di terra e le osserva, perché se qualcuna ha un pizzico di colore verde… quella è una zolla sospetta che magari si è mangiata una moneta! Allora bisogna provare con attenzione e delicatezza a liberare quella monetina che ci sarà molto utile..

Anche Nadia lo sa bene come ci si deve comportare in questi casi.
A lei e al suo lavoro attento dobbiamo la sicura datazione del mosaico di Vignale.

Nadia, fortunata certo… ma soprattutto attenta!

Proprio lei infatti ha visto tra la terra che stava raccogliendo e che sarebbe poi stata buttata nel mucchio, due piccole schegge verdi:

“Una moneta!” – ha detto. (ci ha raccontato lei stessa che cosa ha provato in quel momento, leggete un po’ qua).

Più che una moneta, erano due piccolissimi frammenti verdini!

Aguzzate la vista… riuscite a vedere la moneta verdina?

Li abbiamo raccolti, messi in una scatolina e portati all’Università  nel laboratorio della nostra restauratrice Fernanda: un posto davvero incantato dove avvengono piccoli miracoli: tu porti a Fernanda qualcosa che non ha forma, rotto in mille pezzi e lei ti aiuta a capire di che cosa si
tratta e a volte, dopo un lavoro molto molto paziente, te lo restituisce intatto e tu puoi finalmente capire di che cosa si tratta! (Una delle prossime volte vi racconto qualcosa di più di questo posto incredibile…!)

Insomma, per farla breve Fernanda è riuscita a riattaccare i due frammenti recuperati da Nadia, li ha puliti e, attraverso un microscopio, è riuscita a leggere che cosa c’era scritto sulla moneta e a capire che si trattava di una moneta di Costantino che si può datare al 324-330 d.C.

La moneta di Costantino I dopo le cure di bellezza… eppure anche così non è facile leggerla!

Siccome la moneta si trovava proprio nello strato di preparazione del mosaico che in un punto della stanza si era rotto e lasciava vedere lo strato sottostante, possiamo dire che quel pavimento è stato realizzato a partire dal 324-330 d.C.

E se un cercatore clandestino di “tesori” (quelle persone di cui ci ha parlato Nina un paio di settimane fa), con l’aiuto di un metal detector avesse fatto un buco per recuperare la moneta che aveva fatto suonare il suo strumento?

Non avremmo oggi la nostra moneta: un piccolo danno economico perché la moneta non vale davvero quasi niente, ma un grande danno per la conoscenza perché ci mancherebbe un elemento importante del mosaico, ovvero la data in cui venne costruito.

Ecco perché i tombaroli quando prendono gli oggetti dalla stratificazione provocano danni. E’ come se togliessero un pezzo di un grande puzzle (la conoscenza di un sito archeologico); alla fine del nostro lavoro quel pezzo mancherebbe e al suo posto ci sarebbe un buco vuoto che non ci
permetterebbe di ammirare la nostra immagine ricostruita.

Qualcuno mi ha chiesto: ma che ci faceva una moneta nello strato di preparazione del mosaico?

Qualcuno l’aveva perduta? E’ possibile, ma è altrettanto probabile che ci sia stata messa apposta.

Lo facciamo anche noi sapete?

E mi è capitato proprio di recente. Nella mia casa in costruzione, il giorno in cui è stato costruito il solaio, il capo-cantiere, guardando soddisfatto la superficie fresca del cemento appena gettato, mi ha chiesto:

“Ma non ce la mettiamo una monetina nel getto? Di solito si fa….”

Il getto del solaio nella mia (futura) casa… qui non aveva ancora tutte le pareti!

Io ero del tutto impreparata, ero andata a vedere così, per curiosità, ma non avevo minimamente pensato a questa usanza che conoscevo per il mondo antico, ma che non sapevo fosse ancora viva.

Così mi sono messa le mani nella tasca della giacca e ho tirato fuori qualche centesimo; li ho tirati sul solaio fresco e le monetine sono un po’ affogate nel cemento molle.

Il mio centesimino che brilla sulla superficie del cemento…

Adesso sono lì, sotto la mia casa e se un archeologo del futuro un giorno le troverà saprà che quel solaio è stato costruito nel 2014. Così come io so perché la moneta di Costantino sta sotto il mosaico del triclinio di Vignale o la moneta di Agrippa sotto una delle canalizzazioni della
stazione di posta.

Qualcuno ce le ha messe deliberatamente e questo ci connette con qualcosa di davvero grande: un patrimonio di gesti, tradizioni, usanze, pensieri di cui noi siamo solo l’ultimo momentaneo anello.

Le monete sono molto di più di un semplice indicatore di cronologia.

Molte di loro sanno raccontare molte storie: a volte sembra incredibile che in quel piccolo oggetto ce ne siano concentrate così tante e di così…incredibili!

Non ci credete? Vi aspetto tra qualche settimana con il mio prossimo post!

 

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