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Tatuaggi: da millenni “scritto sulla pelle”

Se, come me, avete frequentato le scuole elementari negli anni Novanta è inutile che facciate finta di niente, tanto lo so che un temibile dragone cinese, un teschio da pirata, Leonardo Di Caprio o il vostro Power Ranger preferito è finito stampato sulla vostra pelle.

Erano gli anni dei tatuaggi stile trasferelli, si compravano in edicola come le figurine (alcuni si trovavano anche nelle confezioni di una nota marca di lecca lecca – quanti ne abbiamo mangiati sperando di trovare un disegno bello?): toglievi lo strato di velina che copriva la figura, la mettevi a contatto con la pelle, bagnavi la carta del supporto, aspettavi un attimo ed eccolo lì a fare di voi il figo – o lo sfigato – della classe o della spiaggia (alcuni, ammettiamolo, erano davvero davvero imbarazzanti).

Tatuaggi temporanei per bambini

Pensavo che questa fosse una delle innumerevoli mode di dubbio gusto che ha caratterizzato l’infanzia della mia generazione, invece, con mio grande stupore, frequentando spesso negli ultimi tempi classi di scuole elementari, ho notato che quella dei tatuaggi temporanei è una passione dura a morire! Insomma, quando anche il bambino più timido e precisino della classe ti si presenta con un mostro spaventoso sul collo, i dubbi vengono spazzati via e ti viene l’ispirazione per un post…

Al giorno d’oggi i motivi per farsi un tatuaggio – vero o temporaneo che sia – sono principalmente di due tipi: estetico (è pur sempre una decorazione del corpo) e/o simbolico (elemento che rimanda a qualcosa o qualcuno, che “racconta” qualcosa di chi lo fa)

E in passato che significato avevano? Perché mica penserete che i tatuaggi siano una pratica così tanto moderna, vero? Non ci credete? Bene, allora proviamo a fare insieme un piccolo excursus nel tempo alla scoperta dei segni (e dei loro significati) con cui gli uomini – e le donne – che ci hanno preceduto hanno deciso di decorare il loro corpo!

Preistoria

Cominciamo andando molto indietro nel tempo: siamo nell’Età del Rame e se seguite da qualche tempo il nostro blog, saprete già molte cose su Oetzi. La cosiddetta “la mummia del Similaun” oltre a fornirci una serie incredibile di informazioni utilissime per ricostruire la vita quotidiana di un uomo vissuto 5300 anni fa, conta sulla pelle – perfettamente conservata dai ghiacci – ben 61 “tatuaggi”. La tecnica utilizzata per realizzarli appare diversa da quella moderna: non venivano usati aghi, ma erano invece praticate delle piccole incisioni della pelle, poi ricoperte con carbone vegetale.

I tatuaggi dell’uomo del Similaun consistono in semplici punti, piccole linee parallele e crocette: si trovano in corrispondenza della parte bassa della colonna vertebrale, dietro il ginocchio sinistro e sulla caviglia destra. Dato che da studi scientifici sulla mummia è stato scoperto che soffriva di artrite proprio in corrispondenza di quelle legature, alcuni studiosi hanno ipotizzato che i tatuaggi, più che decorazioni estetiche vere e proprie, svolgessero una funzione terapeutico-magica (c’è chi ha addirittura ipotizzato si trattasse di agopuntura ante-litteram). Probabilmente erano stati impressi da uno sciamano o da un medico del tempo come cura per questa patologia, ma le ipotesi restano aperte.

I tatuaggi di Oetzi (fonte: www.focus.it)

Antico Egitto

A proposito di mummie, tra gli esempi più significativi in tema di tatuaggi, non poteva mancare un eccezionale caso egizio: si tratta di una donna vissuta più di 3000 anni fa e, a differenza di Oetzi e di altre mummie egizie tatuate (come la sacerdotessa della dea Hathor – una specie di dea madre universale – rinvenuta ad Amunet), sul suo corpo sono stati rinvenuti veri e propri disegni e non semplici linee o puntini. L’archeologa che l’ha studiata, li ha identificati come simboli sacri (più di 30 in totale) che dovevano servire a mostrare e aumentare i poteri religiosi della donna. I disegni in questione replicano svariate volte l’Occhio di Horus, simbolo di prosperità, potere e salute presso gli antichi Egizi; la mummia li presenta su collo, spalle e schiena ed erano forse una protezione contro gli spiriti maligni, ma mostra anche fiori di loto sulle anche, mucche (associate per l’appunto alla dea Hathor) sulle braccia e babbuini sul collo. Certi simboli sulla gola e sulle braccia dovevano conferire alla donna “poteri” sacri, mentre cantava o eseguiva rituali per Hathor.
I tatuaggi, in questo caso, potevano essere anche una pubblica espressione della devozione della donna, simboli facilmente riconoscibili per chiunque li vedesse. Alcuni sono più sbiaditi di altri, il che indica che sono stati fatti in momenti diversi e che lo status religioso della donna è cresciuto col tempo.

Particolare dei tatuaggi presenti sul collo, si riconoscono l’Occhio di Horus e due babbuini (fonte: www.vanillamagazine.it)

Siberia, V sec. a.C.

Un’altra importante testimonianza della pratica dei tatuaggi nel mondo antico è rappresentata dalla mummia della principessa Ukok o mummia dell’Altai, dal nome dei monti più alti della Siberia al confine tra Russia, Mongolia e Cina. Si tratta dei resti di una giovane donna tra i 20 e i 30 anni vissuta circa 2500 anni fa. Sulla base della tipologia della sua sepoltura e del ricchissimo corredo, si è ipotizzato si potesse trattare di una principessa o una sciamana della tribù nomade dei Pazyryks’.

I tatuaggi in questo caso – veri e propri disegni realizzati da un artista estremamente abile e dotato – ricoprono entrambe le braccia dalle spalle ai polsi (alcuni sono anche sulle dita). La tecnica utilizzata prevedeva di sfregare una mistura di nerofumo e grassi su dei piccolissimi fori praticati sulla pelle. I disegni sono tutti di tipo naturalistico; il meglio conservato è quello sulla spalla sinistra: un cervo con un becco da grifone e le corna di un capricorno. Poco sotto invece si trova una pecora con ai suoi piedi un leopardo delle nevi.

Stessa tipologia di tatuaggi è quella rinvenuta sul corpo di un’altra mummia ritrovata nello stesso contesto: la cosiddetta mummia “del capo”, un uomo dalla corporatura possente di circa 50 anni. Anche in questo caso, i numerosissimi tatuaggi ancora riconoscibili riguardano una incredibile varietà di creature fantastiche e non.

I tatuaggi del “capo”. Disegno di Elena Shumakova (Institute of Archeology and Ethnography, Siberian Branch of Russian Academy of Science) e fotografia di un dettaglio (fonte: www.lastoriaviva.it)

Come avrete intuito da questi due esempi, per questa tribù nomade i tatuaggi servivano a sottolineare uno status particolarmente rilevante all’interno della società di appartenenza: più importate eri, più tatuaggi avevi.

Epoca romana

Questa equazione – personaggio di spicco, maggior numero di tatuaggi – non vale affatto per l’epoca romana: non avreste mai trovato un senatore o una ricca matrona tatuati, per dire! Di contro, quella di tatuarsi era invece usanza piuttosto consolidata tra diversi popoli barbari (con cui i Romani vennero in contatto) che recavano sulla pelle i simboli delle proprie tribù e del proprio valore in battaglia. Non è difficile immaginare l’impressione che dovevano suscitare tali disegni, spesso volutamente spaventosi proprio per intimorire gli avversari negli scontri diretti e non è un caso se anche nel mondo romano, i primi a farsi tatuare – ma con l’intento di esprimere appartenenza e senso di fedeltà – furono proprio i soldati.

L’arruolamento dei soldati nella storia di Roma, prima fondato sul reclutamento dei cittadini con precisi requisiti patrimoniali, fu poi aperto ai volontari, pur non venendo mai abolito il principio dell’obbligatorietà dei primi al servizio militare. In questo contesto ecco che i tatuaggi riguardavano proprio l’essere “civis romanus”, abbreviato nella famosa dicitura S.P.Q.R. (il “marchio” li rendeva inoltre anche riconoscibili e quindi punibili in caso di diserzione) o riportavano il nome – talvolta il simbolo – della legione, del comandante o – in seguito – dell’imperatore sotto cui si era servito.

Coi secoli e le conquiste, l’impero divenne sempre più multietnico e non è difficile immaginare come i tatuaggi – pratica quasi sconosciuta in epoca repubblicana – andassero via via diffondendosi e facendosi sempre più ordinari.

Forse non ricordate il tatuaggio di Massimo Decimo Meridio ne “Il Gladiatore”.
Dal minuto 3.07, occhi puntati sulla sua spalla sinistra
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…con l’avvento del cristianesimo

Per quanto pare che i primi cristiani usassero i tatuaggi per riconoscersi in clandestinità, le cose iniziano a cambiare profondamente con l’imperatore Costantino che arrivò addirittura a vietare che schiavi e gladiatori venissero tatuati sul volto perché questo doveva mantenersi integro in quanto creato a immagine e somiglianza di Dio (quella del tatuaggio è peraltro pratica esplicitamente vietata nella Bibbia).

Dopo allora e per moltissimo tempo – alcuni fanno risalire i fatti a una precisa condanna di papa Adriano I fatta al Concilio di Nicea 787 – i tatuaggi iniziarono a essere associati a pratiche magiche e superstiziose e a costumi trasgressivi tipici del paganesimo considerato ormai come insieme di credenze diaboliche da condannare (insomma, se avete visto la serie di History Channel “Vikings”, avete ben presente l’immagine del vichingo pagano tatuato al cospetto delle cristianissime genti d’Inghilterra e Francia nel X secolo).

Il personaggio di Ragnar Lothbrok, prestigioso capo vichingo, sfoggia i suoi mumerosi tatuaggi sulla testa al cospetto del vescovo di Parigi

Nonostante le proibizioni, sembra tuttavia che addirittura ancora ai tempi delle crociate, molti soldati si facessero tatuare la croce cristiana (o il monogramma di Cristo, il Chi Rho) come emblema di fede e protezione.

Simboli con forti valenze magico-spirituali, motivi che servivano a distinguersi o a riconoscersi, elementi propiziatori, ma anche usanza che da un certo momento in poi è stata guardata con sospetto e pregiudizio… Se ci pensate bene alla fine, i motivi degli appassionati e quelli dei detrattori moderni, forse non sono poi molto cambiati!

…e a voi bambini, magari non sembrerà così strano scegliere una mucca o un babbuino per il vostro prossimo tatuaggio temporaneo: anzi, saprete raccontarne un significato molto speciale che lascerà a bocca aperta tutti gli altri bimbi della spiaggia!

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