Guest post

Tre bambini in barca, a Baratti

Massimo Sollazzini, nostro affezionato lettore e già autore per noi di Archeokids di un
guest-post, ci riprova, questa volta con un racconto ispirato alle recenti scoperte sulla spiaggia di Baratti, alle pendici dell’antica Populonia.

Buona lettura!


C’erano una volta Antioco e Sebastiano, due bambini della Sardegna che è quel posto dove mio papà andava sempre sott’acqua a guardare i pesci. Però questi bambini vivevano tanto tanto tempo fa, più o meno quando ancora in Egitto costruivano le piramidi che a me piacciono tanto. In Sardegna però non c’erano le piramidi: loro costruivano delle casette strane con i mattoni che le chiamavano nuraghi.

Allora Antioco e Sebastiano erano amici per la pelle e giocavano sempre insieme. Non so se erano nella stessa classe a scuola, anzi ora che ci penso la mamma dice che forse a scuola non ci andavano proprio – che fortuna! – però non avevano nemmeno la playstation e i lego starwars. Pare che si divertissero tanto e soprattutto gli piaceva giocare a nascondino e chiapparello, e quando si acchiappavano si rotolavano tantissimo sulla sabbia e ridevano tantissimo.

I loro papà facevano un lavoro che era un po’ come amazon, nel senso che andavano spesso con la barca verso l’Italia e portavano ai ricchi della nazione tutte le cose preziose che volevano dalla Sardegna. Un giorno decisero di portare nel viaggio anche i loro bambini. Quando arrivarono
si sistemarono in posto che oggi si chiama Baratti; mamma dice che si chiama così, proprio perché lì andava tanta gente a vendere e comprare, un po’ come quando mi portano il sabato al centro commerciale. Solo che lì era tutto all’aperto, e mentre i babbi lavoravano Antioco e Sebastiano giocavano.

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Un giorno conobbero una bella bambina con i capelli lunghi e scuri, ed un neo sulla guancia. Si chiamava Antiochia, più o meno aveva la loro stessa età. Pare che fosse la figlia di un potente signore della zona; di quelli che compravano la roba ai papà dei due amici, insomma. Ma lei non voleva che si sapesse e infatti non ne parlava mai.

I tre bambini giocavano sempre insieme sulla spiaggia, e anche nel mare. Avevano inventato questo gioco che si chiamava rotolone: si alternavano per gareggiare a coppia, vinceva la coppia che rotolava più volte abbracciata nella sabbia. Ogni tanto si buttavano nel mare che era più chiaro della piscina dove mi portano il sabato al corso di nuoto. Si divertivano tanto anche perché erano sempre da soli, non c’era mai nessuno a dirgli di coprirsi o non mettersi le dita nel naso e così via.

Avevano anche costruito una barchetta, e ogni tanto facevano un giretto davanti alla spiaggia. Di solito i due maschi remavano, e Antiochia faceva finta di essere il capitano, finché non si tuffava per prima in mare seguita dagli altri.

Un giorno però arrivò un temporale improvviso. Il mare diventò un vortice tutto insieme, e faceva un rumore come l’aspirapolvere di casa nostra. Quella volta era stato Antioco a tuffarsi per primo, anche se gli altri due amici gli dicevano di non buttarsi. Ma lui era testone, e non li
aveva voluti sentire. A un certo punto però sembrava quasi annegato: allora Sebastiano disse ad Antiochia di rimanere a guidare la barchetta, che era la loro unica salvezza, e poi si tuffò verso Antioco. La bambina fece come gli aveva detto, ma in un baleno un’onda altissima catapultò lei e la barchetta.

Dopo qualche secondo, Antiochia riuscì ad aggrapparsi al bordo della barca, e cominciò a stringerla forte forte. Mamma dice che passarono cinque minuti che le sembrarono cinque secoli; poi il vento e il mare si calmarono. Antiochia riuscì a risalire sulla barca, si rizzò in piedi per cercare di avvistare i due amici, ma non si vedevano più. Presa dalla paura cominciò a piangere e gridare fortissimo, finché non arrivarono le barche mandate in soccorso da suo papà. La coprirono con una specie di coperta, e la portarono a riva, anche se lei voleva rimanere a cercare i due amici.

Invece Antioco e Sebastiano furono ritrovati solo il giorno dopo, quando la corrente li riportò a riva. Erano annegati davvero.

Mamma dice che, dopo una settimana di pianto senza fine, la bambina chiese di seppellire i bambini uno sull’altro, come se continuassero a giocare a rotolone; e di ricoprirli di monili, fibule, collane e tante altre cose preziose.

I due vasi, inseriti uno sopra l’altro, con i resti degli inumati ritrovati a Baratti (Fonte: quinewsvaldicornia.it)

Per proteggerli dai ladri, che mamma dice si chiamano tombaroli, sulla testa e sui piedi venne messo una specie di antifurto a forma di vasi.


I crani dei due inumati ritrovati a Baratti (Fonte: quinewsvaldicornia.it)

Dopo pochi giorni, la potente famiglia di Antiochia si trasferì in una nuova casa più lontana dalla spiaggia. Ma la bambina ogni giorno si recava alla tomba di Antioco e Sebastiano per portar loro un fiore. Per farlo faceva tanta strada a piedi, una strada molto lunga che da Baratti va verso nord. Infatti l’altra estate noi siamo stati lì vicino al campeggio, e c’è questa strada che si chiama ‘la Principessa’. Mamma dice che sarebbe la sorella di un tipo comandone che aveva un cappello strano, e si chiamava Bonaparte. Ma io invece so che quella strada è intitolata ad Antiochia. E un mio amico mi ha detto che tutte le sere, quando c’è la luna piena, a un certo punto si sente un rumore di passi….

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