Grandi libri per piccoli archeologi

Il bambino che sognava di scoprire l’antica Troia

Era il 1830 quando in una cittadina della Germania un bambino di otto anni, di cui la gente diceva fosse nato con “il mare negli occhi” perché aveva una delicata pellicola di colore turchese posata sull’iride, ricevette in dono da suo padre un libro intitolato Storia del mondo. Sfogliandolo trovò al suo interno l’immagine di una città in fiamme; si trattava di Troia, città di cui il poeta greco Omero aveva narrato nell’Iliade l’incendio e la distruzione per mano degli Achei.

Quel bambino, che tanto amava le leggende, ritagliò quell’immagine e la conservò come una reliquia. Allora non poteva sapere che un giorno, da adulto, si sarebbe messo in viaggio alla ricerca delle sue rovine e avrebbe dimostrato a tutti che quello di Troia era molto più che un semplice mito. Quel bambino si chiamava Heinrich Schliemann e la sua storia straordinaria, di passione e determinazione, è raccontata nel libro edito dalla casa editrice Telos: Il ragazzo dal mare negli occhi, con i testi di Lilith Moscon e le illustrazioni di Giulia Pastorino.

L’espediente narrativo che l’autrice sceglie di adottare è singolare: Emilia, una bambina del presente, riceve in regalo per il suo nono compleanno una strana pietra con su scolpito il volto di un leone con le fauci spalancate. Quella pietra, proveniente proprio dalla collina in Turchia su cui un tempo erano state ritrovate le rovine di Troia, ha degli influssi magici, perché consente ad Emilia di ripercorrere in sogno le tappe salienti della vita di Schliemann, a partire dalla sua tormentata infanzia.

La storia di quest’uomo ha davvero dell’incredibile e ciò che maggiormente sorprende, e che ben trapela dalle pagine del libro, è la tenacia con cui nella sua vita ha perseguito i suoi sogni, sostenendo sacrifici non di poco conto. Era poco più di un bambino quando il giovane Enrico, orfano di madre, si rese conto che avrebbe dovuto abbandonare gli studi e mettersi a lavorare, viste le condizioni economiche modeste in cui versava la sua famiglia. Non si perse certo d’animo; si guadagnò da vivere prima lavorando come garzone in una bottega e dopo alcuni anni abbandonò la terra tedesca alla volta di Amsterdam, dove venne assunto come fattorino in una ditta di esportazioni.

Schliemann lavorava di giorno e studiava di notte; leggeva giornali in lingue straniere e ne memorizzava l’alfabeto. Con questo metodo infallibile nella sua vita avrebbe imparato quasi venti lingue!

Il primo passo verso il momento in cui avrebbe deciso di cambiare rotta e provare a realizzare i suoi sogni Schliemann lo fece quando si trasferì a San Pietroburgo in Russia, per occuparsi del commercio dell’indaco, una polvere dello stesso colore dei suoi occhi.

Ormai non era più un ragazzo, aveva una sua famiglia ed era riuscito a raggiungere un certo prestigio sociale ed economico, ma non era felice né soddisfatto. Nella sua testa continuava a tormentarlo un pensiero: cercare le rovine di Troia, dimostrare a tutti che Troia non era una fantasia di Omero, ma una città realmente esistita.

“Anche i nostri stati d’animo sono delle ottime guide. Ci dicono come stiamo lungo il cammino e ci offrono la possibilità di capire quando è ora di mutare direzione. Enrico era diventato ricco a San Pietroburgo, ma era profondamente infelice”.

E così, dopo quasi dieci anni di tentennamenti, Schliemann prese una decisione: vendette tutte le sue ricchezze, si separò da sua moglie e dai suoi figli e si trasferì in Turchia per cercare i resti della città omerica.

Oggi sappiamo bene che Schliemann, nonostante la sua passione e le sue innumerevoli letture, non era certo un archeologo né sapeva quale fosse il metodo giusto per scavare. La stratigrafia archeologica era ancora un concetto assai vago a quell’epoca. Commise molti errori nella sua ricerca affannosa, perché il cosa cercare era nella sua mente molto più importante del come procedere nello scavo.

Heinrich Schliemann con il gruppo di scavatori in Turchia (Foto Getty Images)

Pur di arrivare alla base della collina di Hissarlik distrusse molti strati, strutture e materiali intermedi, cioè quella che noi oggi chiamiamo sequenza stratigrafica, perdendo in questo modo informazioni importanti e dunque la possibilità di ricostruire la storia di quel ricco contesto abitativo, dall’Età del Bronzo in poi.

Ma Schliemann aveva un fiuto infallibile. Non si era affatto sbagliato sul fatto che quella collina custodisse nel suo ventre un patrimonio di informazioni storiche ricchissimo e anche tesori incredibili. Fu lui a trovare il cosiddetto “tesoro di Priamo”, dal nome del re di Troia a cui sarebbe appartenuto, un insieme di gioielli di enorme valore che ancora oggi quattro nazioni – Grecia, Turchia, Germania e Russia -, si contendono.

Sophia Schliemann con i gioielli del cosiddetto tesoro di Priamo, 1873.

E fu sempre lui a scavare a Micene, in Grecia, le tombe dei re e a scoprire tra gli oggetti del corredo la famosa maschera funeraria di Agamennone.

La storia di Schliemann, così esemplarmente narrata dall’autrice che mai scade nel retorico né mai indugia sul clichè dell’archeologo “cercatore di tesori”, è esemplare per ragioni tutt’altro che archeologiche. La sua fortuna nel ruolo di scavatore di antiche città è di sicuro invidiabile per molti archeologi e archeologhe, soprattutto se preistorici o medievisti e dunque generalmente abituati ad evidenze archeologiche tutt’altro che monumentali e sbalorditive. Ma ciò che più si apprezza di quest’uomo sono il suo coraggio e la forza di volontà incrollabile, doti che l’autrice doverosamente pone in risalto.

Non è da tutti stravolgere la propria vita e abbandonare le proprie sicurezze anche economiche per inseguire un sogno e la propria felicità. A volte si spacciano per prudenti e assennate scelte di vita che di fatto nascondono una grande paura: quella di fallire. Troia si sarebbe potuta rivelare un grande buco nell’acqua, una delusione difficile da digerire, un errore madornale. Ciò nonostante Schliemann non si tirò indietro e rimase fino alla fine dei suoi giorni fedele a sé stesso.

Pensate, morì nel 1890 a Napoli dopo aver visitato il museo archeologico cittadino. Un destino il suo segnato dall’amore per la storia antica e per l’archeologia.

Se dunque Lilith Moscon riesce, con la delicatezza della sua narrazione, a farci apprezzare le qualità umane oltre che professionali di Schliemann, a Giulia Pastorino, autrice delle tavole che corredano il testo, va il merito di essere stata in grado di rievocare con uno stile onirico le atmosfere rarefatte e misteriose delle terre omeriche, anche grazie alla scelta di colori caldi che ricordano quelli della terra e dell’oro.

Il libro fa parte della collana Sottovento appositamente concepita per soddisfare i bisogni dei piccoli lettori dislessici e con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), grazie anche all’utilizzo di un font ad alta leggibilità che facilita la lettura. Un valore aggiunto per un testo che è già di per sé prezioso.

E per gli insegnanti che volessero approfondire la storia di Schliemann in classe, è possibile richiedere i materiali operativi scrivendo all’indirizzo scuolaeformazione@telosedizioni.it.

Che dite, mettiamo Schliemann sotto l’albero di Natale? Magari aggiungetevi qualche moneta d’oro o scultura antica e lui sarà di sicuro contento della compagnia.

Il ragazzo
dal mare negli occhi

Book Cover: Il ragazzo dal mare negli occhi
Editions:Paperback (Italian): € 8,07 EUR
Pages: 96

Un viaggio a tappe per conoscere la vita dello scopritore di Troia, Heinrich Schliemann: dalla sua infanzia in un paese popolato da strane leggende, al suo naufragio sulle coste dell'isola di Texel, ai suoi scavi di Troia, Micene e Tirinto. Le sue vicende vengono narrate alla giovane Emilia, in sogno, notte dopo notte. Tutto ha inizio da una pietra, trovata sulla collina di Hissarlik, dove venne scoperta Troia, e donata a Emilia. Alcuni doni possono determinare il corso di una vita. Possono dirci chi siamo, come gli antichi oracoli e come le superfici d'acqua.
Età di lettura: da 7 anni.

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Publisher: Telos Edizioni
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