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I 100 chiodi

C’era una volta un paesino, anzi erano due, anzi erano due che era uno. Il primo, il più anzianotto, aveva deciso di vivere in alto, in cima a una collina, era furbo il Vecchio perché da quell’altezza riusciva a vedere e controllare tutta la valle e niente poteva sorprenderlo.

Il Vecchio aveva uno stile unico, era tutto rosso e quando il sole tramontava il suo vestito brillava come un rubino. Il secondo, il Giovane, voleva staccarsi dal suo vetusto parente, si sa le nuove generazioni vogliono sempre distinguersi dalle vecchie! Per questo si era comodamente sistemato in basso, in pianura, in questo modo poteva raggiungere facilmente tutti i suoi amici della valle. Il Giovane e i suoi amici erano talmente legati che avevano deciso di restare sempre collegati grazie a tante strade e a una possente ferrovia. Vicino al Vecchio e al Giovane viveva un corso d’acqua: Fiume lo chiamavano.
Fiume era un tipo tranquillo e placido, ma quando pioveva a lungo si spaventava parecchio. Allora, per fare capire a tutti che era un impavido e non un fifone, si gonfiava e si allargava, nessuno sapeva che in realtà il suo unico scopo era quello scappare dal suo letto per la troppa
paura. Fiume attraversava tutta la valle per raggiungere suo fratello maggiore: Grande Fiume. I due fratelli, uniti, passavano a prendere gli altri fratellini (eh sì era una grande famiglia la loro) per arrivare tutti insieme alla meta: il Mar Tirreno.
Tra i vanti del Vecchio e del Giovane vi era un tesoro che i due avevano custodito e riscoperto nel tempo. Non pensate a ori e argenti, eh no il loro era un tesoro ben più prezioso, una fortuna che aveva permesso al Vecchio di sopravvivere quando aveva tanta fame e al Giovane di farsi un nome tra i suoi vicini amici. Questo grande tesoro era Cipolla. Cipolla non era aspra e piccante come alcune sue cugine, ma dolce e gentile, perfetta per essere la star di molti e
appetitosi piatti.

Nel tempo molte persone avevano deciso di trascorrere le loro vite insieme al Vecchio e al Giovane, alcune di queste solo per un periodo altre dal loro primo risveglio al loro ultimo sonno. Beppe era una di queste persone, non era nato nel paesino, ma vi si era trasferito a un certo punto della sua vita e lì era rimasto. Beppe non era il suo vero nome, ne aveva uno “normale” come tutti gli altri, era però così che lo chiamavano. In realtà Beppe era il nome di un personaggio che Beppe aveva creato, anzi, per essere corretti, il nome completo di questo figuro era Beppe Chiodo.

 

Beppe, l’uomo non Beppe il personaggio, era una persona in bilico, non si sapeva se era un artigiano o un artista, di certo aveva una mente molto fantasiosa e esplosiva. Era un pittore, uno scultore, un fumettista, un “ciabattino”, un ingegnere, un poeta…Ma quale che fosse la sua forma un unico elemento emergeva sempre: il chiodo. Beppe aveva una vera e propria passione per i chiodi, ne aveva di tutti i tipi e di tutte le forme, di tutti i colori e di tutte le epoche. La sua collezione era così interessante che il Vecchio e il Giovane avevano deciso di realizzare un museo, sì esatto un Museo del Chiodo.
Oggi Beppe non vive più nel paesino, si è addormentato quasi vent’anni fa, ma il suo museo è ancora aperto e visitatori da tutto il mondo vengono a trovare Beppe, il personaggio non Beppe la persona, e tutti i chiodi esposti in belle teche di vetro.

Fonte: ediempoli.eu

Il bello delle storie è che puoi scrivere qualsiasi cosa, puoi dare libero sfogo alla fantasia e raccontare tranquillamente di avvenimenti stravaganti e insoliti.

Ma se la fantasia coincidesse con la realtà?
A Certaldo, un borgo nella Valdelsa fiorentina, esiste effettivamente un museo del chiodo, non una bottega artigianale con un nome un po’ altisonante, ma un vero e proprio museo, con tanto di teche, didascalie e biglietto di ingresso il cui focus sono, appunto, i chiodi.

 

Il museo nasce nel 1991, il suo ideatore, Giancarlo Masini detto Beppe Chiodo, ha raccolto e fatto esporre chiodi di tutti i tipi: chiodi piccolissimi e chiodi lunghi oltre un metro; chiodi antichi e chiodi moderni; chiodi intagliati nel legno, chiodi realizzati in vetro, in pietra, in cera; proverbi sui chiodi e chiodi di garofano.

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Fonte: ediempoli.eu

Ma perché creare un museo sui chiodi? Per quale motivo una qualsiasi persona dovrebbe essere spinta a entrare in un simile luogo, quando il Bel Paese offre bellezze assai più sopraffine?
Il motivo è semplice e lo spiega altrettanto semplicemente il suo ideatore Beppe Chiodo:

“Ho iniziato quasi casualmente per caratterizzare il personaggio di Beppe Chiodo a collezionare chiodi e non immaginavo che dietro ad un oggetto umile e modesto come questo vi fosse, per chi è curioso di scoprirla, un’inedita storia dell’uomo dato che il chiodo oltre alla sua funzione di organo di collegamento per tenere insieme due o più parti di materiale è stato utilizzato fin dall’antichità per usi impropri. Nella Mesopotamia circa 3500 anni fa si usava nasconderli
nelle parti della propria abitazione (quando era in costruzione) per tenere lontano gli spiriti malefici. Nell’antica Grecia la dea Atropo aveva come simbolo un chiodo e un martello ed essa piantava il chiodo come segno per l’uomo dell’ineluttabilità del proprio destino. Gli etruschi usavano mettere un chiodo spesso d’oro lavorato finemente e mai usato nelle tombe per propiziare nell’aldilà la vita dei defunti. Anche la religione cristiana fa oggetto di culto i chiodi
della croce di Gesù Cristo e su questo ci sono numerose storie interessanti. Ma il chiodo ha ispirato anche artisti e poeti. Ci sono fiabe e racconti curiosi e divertenti. I chiodi venivano usati anche per scopi meno allegri negli strumenti di tortura. Un capitolo a parte si può dedicare al chiodo per la sua utilità nei mestieri dell’artigianato. Il chiodo si trova in natura (i funghi chiodini), nella scienza, nell’arte, nelle vignette dedicate soprattutto ai fachiri, nei proverbi e in un’infinità di altre situazioni. Beppe Chiodo illustra con passione quasi maniacale le numerose storie riguardanti questo oggetto ai tanti visitatori del suo piccolo “quasi” museo tanto che non di rado riesce a convincerli a fare per divertimento una sorta di gioco che è quello di cercare il
chiodo nella loro realtà quotidiana. E la ricerca è spesso fruttuosa che a Beppe Chiodo pervengano chiodi dall’Italia e dall’Estero e soprattutto notizie e curiosità che riguardano questo
straordinario oggetto. Per questa ragione il chiodo viene da me definito un mezzo di conoscenza e un simbolo di amicizia.”

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Giancarlo Masini ha avuto la sensibilità e la capacità di dare la stessa attenzione alle piccole cose rispetto alle grandi opere, avvertendo la presenza muta degli uomini dietro la modestia formale degli oggetti quotidiani. Beppe Chiodo è stata una persona eclettica e io penso che sia stato anche un inconsapevole archeologo. Lui ha capito la dignità degli oggetti comuni e la complessità che si cela dietro schiere di manufatti di fatto identici gli uni agli altri. Quella stessa complessità, e potenziale informativo, che noi archeologi andiamo cercando nei reperti che troviamo scavando.

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Differenti sistemi di fissaggio di travi lignee con chiodi, rivetti, grappe in ferro. E. Giannichedda, “Uomini e cose”, pag. 31.

Dialogo immaginario tra Giancarlo Masini autore di Beppe Chiodo e un visitatore occasionale.

Perché usi  sempre il “quasi” davanti all’aggettivo o al nome? Artigiano “quasi” perfetto. “Quasi” chiodo dizionario. “Quasi” museo del chiodo.

– È andata così. Avendo dato a Beppe Chiodo come simbolo un chiodo e un martello iniziai per caratterizzare il personaggio a collezionare chiodi. Mi appassionai talmente che raccolsi anche gli utensili degli antichi artigiani del legno. Mi venne poi anche l’estro di scolpire chiodi sculture e, infine, ora raccolgo tutti gli oggetti vecchi che trovo.

– E hai messo tutto nelle due stanze del tuo “quasi” museo!

– Hai indovinato perfettamente.

– Chissà che “guazzabuglio”.

– No, la veduta di insieme è “quasi” ottima.

– Davvero? Scommetto che secondo la logica molto fantasiosa di Beppe Chiodo il tutto ha anche una ragione di essere, un certo rigore scientifico.

– Proprio così! Vuoi un esempio? Nel mio chiodo museo vi è un rastrello di legno che con gli altri utensili serve al contadino per produrre gli alimenti che servono per sostentare il legnaiolo che per i suoi manufatti usa molti chiodi dando lavoro al chiodaio che ha dato l’ispirazione a
Beppe Chiodo per fare il suo “quasi” museo dove c’è il rastrello.

– Basta così! Ho capito tutto.”

Chiodi di bronzo provenienti dallo scavo archeologico di Vignale (LI).

(I testi citati provengono dalla brochure del Museo del Chiodo, Certaldo Alto, Palazzo Giannozzi).

 

 

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