I post del lunedì

Un mondo a colori

Questa è la storia di Marcus, un bambino dell’antica Roma, alle prese con la ristrutturazione, non voluta, della propria casa.

CHOK CHOK.
“Forza, sbrigatevi! Non abbiamo tutto il giorno…”
KLUK, KLUNK, KLUNK.
“Passami quella scala…”
TAC, TUMP.

Non ci credo. Anche oggi lavorano. Non ne posso più, sono già due settimane che sono costretto a svegliarmi all’alba a causa di questi fastidiosissimi rumori. Io non capisco che bisogno c’era di fare questi lavori di ristrutturazione, la nostra villa è già enorme, perché aggiungere un’altra sala da pranzo – un triclinium – ampliare il portico e le terme? Di questo passo avrò bisogno di un carro trainato da cavalli per andare da un capo all’altro di casa mia. Capisco che i miei vogliano mostrare ai loro ospiti il nostro prestigio, ma così io non faccio vita. Ormai è un via vai continuo di schiavi, artigiani, costruttori, pittori, mosaicisti, sconosciuti che invadono i miei spazi e che soprattutto non mi fanno riposare come dovrei, ma non lo sanno che i bambini devono dormire molto se vogliono crescere forti e in salute?

FIIIIIUUUU…TUMP
“Allora?! Stiamo attenti con quelle impalcature!!”

Ora basta! Adesso mi sentono, non si può andare avanti così. Visto che mio padre non c’è, in questo momento sono io l’uomo di casa, quindi mi devono stare a sentire.

“Attenzione, spostati ragazzino, non vedi che stiamo lavorando?”

Ma sentitelo, come osa. Non lo sa chi sono? Va bene, va bene, per questa volta passi, sono un padrone indulgente io. Proverò a chiedere a quel bambino, sembra avere la mia stessa età…

“Ehi tu, con quella macchia gialla sul viso..”

“Dici a me?”

“Sì, esatto, chi sei? Come ti chiami?”

“Mi chiamo Decimus, sono il figlio del capo mastro e tu chi sei?”

“Io sono Marcus, il padrone di questa incredibile villa!”

“Il padrone? Tu? Ma non sei un tantino giovane?”

“Va beh, sono il figlio del dominus, quindi è lo stesso… A proposito, cosa sta succedendo qui? Perché c’è tutta questa confusione? Non avete ancora finito?”

“Stanno preparando le pareti del triclinium perché possano essere decorate con gli affreschi, tua madre è stata molto chiara al riguardo, vuole muri talmente colorati da far invidia agli arcobaleni più belli!”

“Scusa che vuol dire ‘preparare le pareti’, non basta prendere il colore e fare due disegni sul muro? Perché ci deve volere così tanto?”

J. P. Adam, “L’arte di costruire presso i romani. Materiali e tecniche”, Longanesi, 1988, pag 242.

“Scusa, ma in vita tua hai mai visto un affresco? Non sai che la superficie dove verrà steso il colore deve essere liscia e realizzata con particolari materiali? Mica si può prendere il pennello e dipingere pietre e mattoni come se nulla fosse.”

“Superficie liscia…particolari materiali…cioé?”

“Per prima cosa bisogna uniformare la muratura: vedi che tra un mattone e l’altro ci sono degli spazi? Ecco, quello non va bene, bisogna togliere tutti i dislivelli e per farlo si passa sulla parete una miscela fatta con calce e pietruzze o mattoni sbriciolati. Dopo di che si devono stendere sopra non uno, ma tre strati di malta granulosa e ruvida, che si ottiene mescolando acqua, calce e sabbia grossolana. Questi strati servono per rendere la parete perfettamente verticale.”

“Che vuol dire?”

“Beh, metti che un mattone sia spostato in avanti di qualche millimetro rispetto a un altro, ecco, una sapiente stesura di questi strati di malta, che chiameremo arriccio, faranno sembrare la parete perfettamente dritta e priva di errori. Sai si usano anche squadre e fili robusti per livellarla come si deve….”

“Ho capito, a questo punto si può dipingere!”

“Eh no, prima bisogna far aderire all’arriccio tre sottili strati di intonaco realizzato con acqua, calce e polvere di marmo, in questo modo l’affresco sarà liscio e lucido!”

“Per Giove, ma servono tutti questi strati per avere una parete colorata?”

“Sai, questo è il metodo che segue mio padre, secondo lui è il migliore, però so che altri artigiani stendono un numero inferiore di strati e impiegano altri materiali. Vedi è come in cucina: si possono utilizzare diverse ricette per realizzare lo stesso piatto…”

“Va bene, ho capito, secondo tuo padre questa è la “ricetta” migliore, ma quando si può dipingere?”

“Ma ci siamo. Il colore si stende sull’ultimo strato di intonaco, quando questo è ancora umido, per questo motivo la tecnica si chiama a fresco. Il colore, poi, si asciuga insieme all’intonaco e ha una particolare reazione: è come se si trasformasse e diventasse parte della parete. Una volta asciutto, infatti, puoi provare a lavare via l’affresco, ma lui non se ne andrà, rimarrà esattamente dove è, bellissimo e coloratissimo. Secondo mio padre un affresco ben fatto può durare più di 2000 anni!”

“Ah ah ah, ma cosa dici? 2000 anni? Non è possibile…”

“E invece ti dico che è così!”

“Sei veramente simpatico, quindi secondo te tra 2000 anni bambini come te e me potranno vedere gli affreschi di casa mia? Certo… e magari useranno piccole tavolette di vetro per catturare le immagini, vero?!”

“Non so di queste tavolette di vetro, ma sicuramente potranno vedere gli affreschi!”

“Va bene, va bene, diciamo che ti credo. Parlami dei colori…”

“Mi piacciono i colori!”

“Lo vedo, ti piacciono così tanto che ti sei spalmato un po’ di giallo sulla guancia…”

“Davvero? Non me ne ero accorto. Mi piace guardare le sfumature di questi pigmenti molto da vicino, sai il giallo e il rosso, i miei preferiti, sono terre piuttosto comuni, ma secondo me sono bellissime.”

Ocra rossa. [Ph. www.domusweb.it/it/notizie/2015/06/04/laura_daza_burnt_sienna.html]

“Questi altri invece?”

“Anche quel verde e quel bianco non sono stati difficili da avere anche se sono terre che provengono da miniere lontane. Il colore scuro che vedi, invece, è il nero fumo; questo non si trova nelle miniere, va creato, si ottiene attraverso la combustione incompleta di legno resinoso.”

“E quel rosso che sembra quasi sangue? E quel blu meraviglioso?”

“Si vede che hai occhio per le cose di lusso. Questi sono tra i colori più cari. Il primo, il rosso vivo, è il minio, il cinabro proveniente dalla Spagna. Bisogna stare attenti con questo colore, perché se si espone alla luce è possibile che si scurisca e diventi nero, solo i più abili lo sanno utilizzare. L’altro colore meraviglioso è il blu egizio, anche questo non si trova in natura ma si crea in bottega: bisogna mescolare alcune polveri minerali, farle fondere per poi farle raffreddare lentamente in modo che si formi il colore.”

“Caspita, ne sai veramente tante sui colori…”

“Certo, da grande voglio diventare un pittore!”

“Veramente?!”

Pittura parietale di un giardino ad affresco. Villa di Livia di Prima Porta a Roma. [Ph. it.wikipedia.org]

“Guarda che quello del pittore è un mestiere serio, devi essere molto sicuro delle tue capacità. Sai, quando si realizza un affresco non si può sbagliare, una volta che il colore si è asciugato, e non ci mette moltissimo, non si può tornare indietro!
Devi essere inoltre bravo a nascondere le giornate di lavoro: dal momento che è impensabile affrescare una parete tutta in una volta, il pittore ne dipinge un pezzo alla volta, ma deve essere in grado di mascherare i punti di contatto tra una ripresa e un’altra del lavoro!”

“D’accordo, ho capito, non ti scaldare. Non credevo che fossi un tipo creativo. E dimmi, cosa ti piacerebbe dipingere?”

“Ahh, ho una grande idea, sei pronto? Io dipingerei un grande tavolo da pranzo intorno al quale farei sedere 13 uomini. All’uomo al centro farei un’espressione ferma e solenne come se avesse detto agli altri commensali una cosa incredibile del tipo che uno di loro lo tradirà di lì a breve. Gli altri 12 li dipingerei con volti e gesti diversi per far capire che ognuno di loro ha reagito in maniera personale a quell’annuncio. Dietro queste figure dipingerei una stanza in maniera tale che sembri che si allunghi in profondità per dare l’illusione di un grande spazio e sullo sfondo un paesaggio. Che ne pensi?”

“…”

“Allora?”

“Capisco l’entusiasmo, ma trovo i tuoi gusti discutibili. Chi mai vorrebbe una roba del genere in casa propria? Cos’è questa storia degli uomini seduti a tavola, Decimus andiamo….
Lo dico per il tuo bene, forse è il caso che tu riveda questa tua grande idea.”

“Mmmm, forse hai ragione, il mondo non è pronto per le mie opere…”

“Direi di no. Senti, facciamo una cosa, andiamo a vedere cosa fanno i mosaicisti nell’altra stanza, magari ti viene l’ispirazione!”

“D’accordo, andiamo!”

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