I post del lunedì

La mostra #EtruschiBologna raccontata ai bambini

Io so che cosa è il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo.
(Agostino d’Ippona, IV-V secolo d.C.)

Se c’è una cosa che noi adulti – educatori, insegnanti, genitori, archeologi – facciamo fatica a spiegare ai bambini, soprattutto ai piccolissimi, è il tempo. Questa difficoltà può tradursi in un ostacolo alla comprensione quando si ha a che fare con l’insegnamento scolastico della Storia e dunque si introducono concetti temporali quali distanza, durata, contemporaneità, ecc.

Per chi, come i bambini appunto, avvertono in maniera fortissima il senso dell’hic et nunc e per i quali anche un evento di pochi giorni prima può sembrare lontanissimo, comprendere la distanza temporale che intercorre tra il presente e la civiltà romana, ad esempio, o addirittura l’età preistorica è cosa per nulla semplice. La rappresentazione grafica di una linea del tempo può essere utile allo scopo, ma a volte non sufficiente.

Franco Lorenzoni, per molti anni maestro elementare, racconta in un suo libro (I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento) di aver utilizzato con una classe terza uno spago lungo un metro per indicare gli ultimi 10.000 anni di storia e uno di 200 metri per arrivare fino a 2.000.000 di anni fa, spago che è stato srotolato per le vie del piccolo paese umbro di Giove, per dare maggiore risalto, anche visivo, all’enormità di spazio-tempo che ci separa dalle prime tracce riconducibili all’uomo. Può aiutare anche offrire ai bambini la possibilità di muoversi in uno spazio, ad esempio quello di un museo, che permetta loro di spostarsi avanti e indietro nel tempo e cogliere le differenze tra ciò che c’era prima e ciò che viene dopo.

Pensavo a questo qualche giorno fa quando ho visitato, grazie all’invito di Electa, la mostra “ETRUSCHI. Viaggio nelle terre dei Rasna” allestita presso il Museo Civico Archeologico di Bologna e visitabile fino al prossimo 24 maggio 2020.

La riflessione può risultare balzana, ma non lo è affatto. L’intento scientifico che ha guidato il team di esperti che ha curato il percorso espositivo è assai ambizioso, ovvero raccontare non un territorio o un tema specifico o gli esiti delle più recenti ricerche archeologiche legati alla civiltà etrusca, ma tutti questi aspetti assieme, cioè provare a fornire una visione globale delle conoscenze consolidate su questo popolo, arricchita dall’apporto degli ultimi studi.

Ecco, come può un bambino/a che visiti la mostra e che magari per la prima volta nella sua vita si approcci alla conoscenza degli Etruschi capire che per un arco di tempo niente affatto breve – ben sette secoli dal IX al II secolo a.C., ma piccolissimo se messo a confronto con lo sviluppo complessivo della Storia – questo popolo ha segnato in modo indelebile la cultura, la società, l’architettura delle popolazioni successive a partire dai Romani? Come può orientarsi tra le innumerevoli suggestioni tematiche che il percorso espositivo suggerisce, spaziando in lungo e in largo nel lasso di tempo considerato e nello spazio fisico riconducibile all’antica Etruria?

La risposta arriva dallo stesso tema scelto dai curatori come filo conduttore dell’intera mostra, ovvero quello del viaggio.

                       [Alcune foto dell’allestimento. Credits: Electa]

L’intento principale è proprio quello di narrare la storia degli Etruschi partendo dai territori che i Rasna – come gli Etruschi chiamavano sé stessi – abitarono e dal modo in cui il paesaggio occupato venne in qualche modo modellato attraverso nuovi modelli urbanistici, costruzioni architettoniche mirabili, reti commerciali, spazi funerari intrisi di una profonda spiritualità. Sicché dopo una prima sezione che offre un excursus cronologico, scandito da colori diversi, attraverso i cinque periodi storici che caratterizzarono lo sviluppo della civiltà, si passa a quella successiva in cui l’invito è a fuoriuscire dalla dimensione temporale e a calarsi in quella spaziale, dismettere ovvero i panni dello storico e indossare quelli del viaggiatore.

Di sala in sala si percorrono le cinque Etrurie in cui è solitamente articolato lo sviluppo territoriale di questo popolo, dalla Pianura Padana fino alla Campania, e si scoprono aspetti insoliti e sorprendenti della loro identità storica e culturale.

Se, dunque, quello del viaggio è il leitmotiv principale che ben si presta ad una visita esplorativa della mostra che permetta ai bambini di spostarsi, fisicamente, nello spazio e nel tempo muovendosi tra le sale, è possibile poi isolare dei microtemi che, a mio parere, possono meglio orientare il percorso e offrire interessanti spunti di riflessione.

Il mito

Nel momento in cui la civiltà etrusca e quella greca, già a partire dall’VIII secolo a.C., entrano in contatto, molti degli elementi della cultura greca trovano terreno fertile di diffusione in terra etrusca. La quantità di riferimenti al mito disseminati qua è là lungo le sale e che occhieggiano dalle vetrine è impressionante. Una sorta di dizionario mitologico fatto di oggetti più che di pagine! Ecco, leggere i miti al museo e poi materialmente farli vedere è una delle esperienze immersive che più di altri questa mostra è in grado di offrire ai bambini.

Tra tutti i reperti illustrati con scene dal mito, ne cito alcuni:

  • l’anfora da Vulci sulla cui parete si vede Atena in miniatura che fuoriesce dalla testa di Zeus, un parto encefalo assolutamente anomalo che lascia sbalorditi tutti, grandi e piccoli!
Anfora attica a figure nere (Vulci, VI sec. a.C.)
  • La kylix da Cerveteri sul cui fondo è rappresentato il titano Prometeo incatenato ad una colonna e torturato da un’aquila. L’eccessiva simpatia per gli umani di Prometeo era insopportabile per Zeus, sicché quando il titano rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, Zeus non ci vide più e lo punì in modo esemplare: un’aquila ogni giorno gli avrebbe divorato il fegato e la ferita ogni notte si sarebbe rimarginata. Qui si vede anche un altro titano, Atlante, curvo sotto il peso del globo che regge sulle spalle. Insomma, un silent book ante litteram!
Kylix laconica con Prometeo e Atlante (Cerveteri, VI sec. a.C.)
  • Le numerose antefisse a forma di teste di mostri come la gorgone o di divinità come Acheloo o di eroi come Ercole.
Antefissa a testa di Acheloo (Cerveteri, VI sec. a.C.)
Antefissa a testa di gorgone (Cerveteri, VI sec. a.C.)
  • L’urna cineraria da Corciano (PG) sulla cui fronte è raffigurata a colori Scilla, il mostro marino con le gambe a forma di serpenti. Che terribile punizione dovette subire questa fanciulla per mano della maga Circe!
Urna cineraria policroma con raffigurazione di Scilla (Corciano – PG, II-I sec. a.C.)

Tra i numerosi miti e racconti sottesi alla mostra, ce n’è uno che merita di essere ricordato ed è quello del fanciullo divino Tagete. Il bambino con i capelli bianchi e la bulla, una sorta di amuleto, al collo sarebbe spuntato all’improvviso da una zolla di terreno che un contadino di Tarquinia stava arando. Tutto il popolo etrusco a quel punto sarebbe accorso per ascoltare dalla sua viva voce quali norme avrebbero da quel momento in poi dovuto regolare i rapporti tra uomini e dèi.

Un bambino profeta insomma.

Putto Carrara (Tarquinia, IV-III sec. a.C.)

Le sepolture infantili

La morte è uno di quei terreni spinosi in cui assai spesso noi adulti preferiamo non avventurarci assieme ai bambini, forse perché temiamo di condizionarli e impressionarli con le nostre paure a riguardo. Da archeologi, però sappiamo bene, che proprio a partire dai corpi dei defunti e dagli oggetti che con essi venivano sepolti si possono apprendere informazioni importantissime sul mondo dei vivi. Ed è forse questa la chiave di lettura più appropriata per leggere il significato latente di alcuni dei corredi infantili esposti e provare ad esorcizzare la morte trasformandola, a posteriori, in un’occasione di conoscenza del mondo infantile.

Per esempio, il corredo della bambina di appena 3-4 anni di Veio, sepolta intorno alla metà dell’VIII secolo a.C. con una ricca parure di gioielli, vasetti e persino un pendente egizio raffigurante la dea Mut, simbolo di fertilità e rinascita, è un chiaro indizio della sua appartenenza ad una ricca famiglia aristocratica della zona.

Tomba dalla necropoli dei Quattro Fontanili (Veio, VIII sec. a.C.)

Più o meno allo stesso periodo si data la sepoltura di un’altra bambina di circa dieci anni di Pontecagnano, il cui corredo è composto tra le altre cose da numerose statuette fittili e da strane fibule “ad aeroplano”, tipico prodotto artigianale della zona del Sannio.

Infine, la sepoltura doppia ritrovata sulla spiaggia di Baratti a Populonia: due bambine forse, tra i 9 e i 12 anni, deposte assieme all’interno di un pithos, un grosso contenitore in ceramica, con qualche fibula, una collana e delle armille. Chissà quale infausto destino le ha travolte… Ma perlomeno hanno potuto affrontare assieme, magari mano nella mano, il varco verso l’aldilà. Una storia da immaginare e riscrivere.

Sepoltura da Populonia (IX sec. a.C.)

Il guerriero

Una delle figure che emerge dalle varie sezioni della mostra è quella del principe guerriero. Il riferimento alla sfera militare ben si evince dai numerosi oggetti che alludono al mondo della guerra: elmi, spade, schinieri, giavellotti, punte di lancia, carri. Facile immaginarsi i bambini con gli occhi incollati alle vetrine che li osservano rapiti e fantasticano su campi di battaglia e duelli all’ultimo sangue, su guerrieri a cavallo e donne in attesa trepidante.

Elmo in bronzo dal corredo della tomba del guerriero di Volterra, VIII sec. a.C. (credits: Electa).

Le tragiche conseguenze della guerra sono sintetizzate nella lastra funeraria da Paestum in cui si vede un guerriero a cavallo e una donna che gli porge una coppa. Probabilmente quello è stato, senza saperlo, l’ultimo momento che hanno vissuto assieme, perché dal campo di battaglia quell’uomo non sarebbe più tornato. E la sua donna l’avrebbe pianto a lungo.

Lastra funeraria dipinta (Paestum, IV sec. a.C.)

Animali e strane creature

Si può visitare un museo per scoprire qualcosa di più sul mondo animale nell’antichità? In questo caso sì, perché la quantità di oggetti animaleschi o con le rappresentazioni di animali è tale che si potrebbe costruire un percorso a tema solo su questo.

Nella scena di banchetto raffigurata sulle pareti della Tomba di Tarquinia si scorgono galline, anatre e uccelli che si mescolano con le figure dei banchettanti, dei musici e dei danzatori.

Tomba del Triclinio (Tarquinia, V sec. a.C.)

Bizzarri sono poi i vasetti per gli unguenti a forma di locuste o di oca o di scimmia o i vasi con testa d’ariete e di asino o la lekythos a forma di cerbiatto.

Lekythos a forma di cerbiatto (Vulci, VI sec. a.C.)

A proposito invece di creature fantastiche, cito qui soltanto il vaso-ossuario dalla necropoli di Tolle a Chianciano Terme. Lo vedete quell’omino che a sinistra, usando mani e piedi, si arrampica lungo la parete del vaso? È il defunto che, una volta passato a miglior vita, ha intrapreso il lungo e faticoso viaggio che lo condurrà infine alle Isole dei Beati: il mondo ultraterreno dove troverà la beatitudine eterna. Ma prima gli tocca attraversare terre sconosciute popolate da esseri mostruosi e fantastici e solo quando sarà giunto sulla sommità del coperchio del vaso, dove ad attenderlo c’è il fiume Oceano (simboleggiato da un uccello acquatico), potrà finalmente ritenersi ormai al sicuro e vicino alla meta.

Vaso con coperchio (Chianciano Terme – Siena, VII sec. a.C.)

A guardarla quella figurina che incede a quattro zampe fa tenerezza. Si vorrebbe darle una mano e agevolarla nel suo avanzare. Solo una piccola spinta. Ma in fondo il suo viaggio è un po’ metafora del nostro quotidiano attraversare la vita, tra difficoltà e insidie, tentennamenti e paure. E allora nello scalare tenace e in solitaria di quella creatura in terracotta c’è anche un bel segnale di speranza e un messaggio di incoraggiamento. È dura ma ce la si può fare.

Lunedì, mentre mi aggiravo per le sale della mostra, ad un certo punto mi sono imbattuta in una scolaresca che ha letteralmente invaso gli spazi del museo insolitamente silenziosi. Li ho visti aggirarsi chi frettolosamente da una sala all’altra, chi indugiare davanti ad una vetrina, chi scattare fotografie, chi guardarsi attorno stranito. Tutto questo mentre io mi domandavo che cosa di quella mostra avrebbe fatto letteralmente spalancare e dilatare l’immaginazione di un bambino. Coincidenze curiose o potere degli Etruschi? Chissà.

Per chiudere un consiglio: siete liberissimi di non seguire i miei consigli di visita. Lasciate che siano i bambini a decidere cosa guardare e cosa no, di costa stupirsi e cosa invece ignorare. Lasciateli viaggiare nello spazio e nel tempo in totale autonomia, vivere l’esperienza del viaggio nel passato secondo il loro personale sentire. La curiosità sarà l’unica bussola per orientarsi.

La mostra ETRUSCHI. Viaggio nelle terre dei Rasna, promossa e progettata dall’Istituzione Bologna Musei, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Archeologia Italica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, sarà visitabile fino al prossimo 24 maggio 2020 presso il Museo Civico Archeologico di Bologna. 
Info: www.etruschibologna.it/

 

ETRUSCHI
Viaggio nelle terre dei Rasna

Book Cover: ETRUSCHI. Viaggio nelle terre dei Rasna
Editions:Paperback (Italian): € 42,50 EUR
Pages: 516

L'ambizione della mostra - allestita a Bologna, presso il Museo Civico Archeologico, dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020 - e del catalogo che l'accompagna è presentare al vasto pubblico una sintesi chiara e coinvolgente delle molte nuove ricerche che gli ultimi decenni di ricerca sul campo, ma anche nei depositi dei musei, hanno messo in luce sul popolo degli Etruschi (i Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi). Il filo conduttore del progetto è il viaggio, sull'esempio dei grandi viaggiatori dell'Ottocento che hanno contribuito in maniera decisiva alla nascita della fascinazione e scoperta della civiltà etrusca. Sottesi al viaggio, diversi grandi temi che hanno animato le ricerche di questi ultimi decenni come la fondazione delle città e la loro successiva strutturazione sia politica che urbanistica; l'artigianato, la produzione artistica, i commerci e le relazioni culturali anche di orizzonte mediterraneo; la ritualità funeraria; il rapporto degli Etruschi con le altre realtà dell'Italia antica.

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Publisher: Electa Mondadori
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Comments (2)

  1. Straordinario,è l’approccio giusto alla storia archeologica per bambini e non solo

  2. Grazie mille Carmela! 🙂

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