Chi siamo

Chi siamo

Siamo Francesco, Nina, Samanta, Elisabetta e Giovanna: 5 archeologi che raccontano l'archeologia ai bambini e dialogano con amici e colleghi archeologi, insegnanti, musei e bambini per spiegare a tutti che il futuro del patrimonio dipende da noi.

Vogliamo...

  • raccontare l’archeologia ai bambini come si raccontano le storie di draghi, cavalieri e folletti;
  • raccontare le scoperte, i luoghi, la storia, i miti, gli uomini e le donne di oggi e di ieri, le difficoltà e le speranze, le idee e i progetti;
  • che i bambini imparino a conoscere più da vicino il lavoro degli archeologi e a percepirne non tanto l’eccezionalità ma l’ordinarietà.

Sogniamo un futuro in cui i grandi insegnino ai bambini cosa vuol dire essere cittadini in un Paese meraviglioso e ricco di storia e bellezza come l’Italia e nel quale i bambini scelgano da grandi il mestiere dell’archeologo.

Forse un giorno il loro sogno si realizzerà.

 

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta…

Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

→Leggi gli articoli di Giovanna

Vivo a Siena, una città in cui è impossibile non essere circondati dalla storia. Non volevo fare l’archeologa fin da piccola, ma credo di averlo capito al momento giusto. Ho legato il mio cuore a siti speciali in cui ho avuto e ho la fortuna di lavorare e sono un discreto topo di biblioteca. Ma una delle cose che preferisco fare è condividere le storie che leggo nella terra con i bambini: occhi trasparenti e domande spontanee mettono a nudo l’archeologia e non ammettono risposte vaghe!

→Leggi gli articoli di Elisabetta

8 anni. Prima lezione di Storia della mia vita. Una maestra meravigliosa che m’incanta parlandomi di Pompei, del racconto dell’eruzione del Vesuvio fatto da Plinio il Giovane e di come, secoli dopo, gli scavi avessero iniziato a riportare alla luce quella città antica e le storie dei suoi abitanti. Quel giorno sono tornata a casa annunciando, trionfante, che da grande avrei fatto l’archeologa.
E forse è da allora, per come tutto è cominciato – con una semplice storia e grazie a qualcuno che ha saputo parlare la lingua dei bambini – che sono una sorta di ibrido, divisa tra la passione del fare ricerca sporcandomi le mani di terra e la sempre più radicata consapevolezza che “raccontare” il nostro mestiere, soprattutto ai più piccoli, conferisca ad esso un senso immenso, il solo in grado di proiettare nel futuro noi che amiamo così tanto volgere lo sguardo al passato.

→Leggi gli articoli di Samanta

Devo essere sincera. Il mio primo incontro con l’archeologia non è stato dei migliori. Quando in terza o quarta elementare venne a trovarci un’archeologa per spiegarci il suo lavoro pensai immediatamente che quella non era roba per me. Chi me lo faceva fare di stare ore sotto al sole (per me il sole si prendeva solo al mare) piegati, sporchi di terra, sudati e con tutta una serie di bestie e bestioline che attentavano alla tua vita?! Assolutamente no. Ma come nelle migliori storie, gli amori più grandi nascono da scontri all’apparenza definitivi.

Lo studio, la ricerca, la scoperta, il confronto, le storie, le emozioni, i dubbi, la curiosità, i luoghi, le persone, le cose, è questo quello che voglio condividere e raccontare agli altri, soprattutto ai bambini, ed è per questo fondamentalmente che mi sono interessata e avvicinata alla didattica.

Ah, l’ho detto che sono poi diventata un’archeologa? Se la Nina di 8 anni potesse vedermi…

→Leggi gli articoli di Nina

C’era una volta un bambino di nome Francesco che voleva diventare archeologo. Dopo aver trascorso infanzia e adolescenza visitando siti greci e romani nel Mediterraneo e leggendo i classici della letteratura antica, la sua convinzione diventa ancora più forte. Si iscrive all’università di Siena pensando di diventare un archeologo classico ma ben presto capisce che la sua strada è nella comunicazione della sua passione. Imbraccia una telecamera e inizia a registrare storie di archeologia con gli stessi archeologi e con i bambini.

Non contento torna a vivere a Montemarciano (AN) ed entra nel mondo dei musei, raccontando il Museo Archeologico Nazionale delle Marche con blog e storie.

→Leggi gli articoli di Francesco